Si conclude il progetto interdisciplinare e-mobiliTI promosso dalla SUPSI: un approccio innovativo di ricerca che ha dato vita a un “laboratorio vivente” con cui indagare opportunità e implicazioni della diffusione della mobilità elettrica individuale in Ticino. Terminate le analisi dei dati rilevati, la SUPSI traccia ora i risultati dell’esperimento, individuando alcuni scenari alternativi per la mobilità futura.

Il progetto e-mobiliTI ha coinvolto una ventina di famiglie della regione del Luganese, offrendo loro la possibilità di sperimentare liberamente forme alternative di mobilità per un periodo di tre mesi. Dopo una prima fase in cui sono stati monitorati in tutti i loro spostamenti, i partecipanti hanno sperimentato liberamente, nella primavera del 2014, l’utilizzo di automobili e biciclette elettriche, di abbonamenti al trasporto pubblico (Arcobaleno), al car-sharing (Mobility) e al bike-sharing (Publibike).

L’esperimento indica che nella quotidianità i veicoli elettrici possono sostituire efficacemente i veicoli convenzionali. La limitata autonomia dei veicoli elettrici è tuttavia percepita come un importante fattore che ne disincentiva l’acquisto. La netta maggioranza dei partecipanti dichiara infatti che, dovendo cambiare oggi la propria automobile, acquisterebbe un’automobile elettrica solo se si trattasse della seconda (o terza) automobile del nucleo famigliare. Altrimenti, si orienterebbe più probabilmente su un’automobile ibrida elettrica plug-in. “L’auto elettrica è comoda e funzionale, non ho particolari problemi con la ricarica né impone eccessivi vincoli di pianificazione degli spostamenti. Tuttavia, con il prezzo che ha, mi aspetto di poterla usare per andare in vacanza, fosse anche solo per un paio di volte all’anno! L’autonomia è ancora troppo limitata per le mie esigenze”, testimonia uno dei cittadini che ha partecipato al progetto.

Molto più difficile risulta invece avviare una trasformazione più ampia delle scelte di mobilità in favore del trasporto pubblico, della mobilità dolce (piedi e bicicletta) e della condivisione di mezzi di trasporto. L’esperimento mostra che il trasporto pubblico e la mobilità dolce non possono competere con l’automobile, sia essa convenzionale o elettrica, neanche in combinazione con le biciclette elettriche, con il car-sharing e con il bike-sharing. Per diminuire l’uso del trasporto individuale motorizzato occorrono infatti stimoli innovativi capaci di spronare i cittadini a cambiare comportamento e, al contempo, importanti investimenti per migliorare la qualità del servizio offerto dalle altre opzioni di trasporto, in particolare in termini di flessibilità, capillarità, comfort, sicurezza e informazione. “Il trasporto pubblico non è sufficientemente flessibile nel gestire le mie catene di spostamento e gli interscambi dilatano i tempi” afferma una partecipante. Un’altro volontario aggiunge che “è difficile individuare i percorsi più efficaci per raggiungere destinazioni occasionali”.
Per le biciclette (elettriche, convenzionali e in bike-sharing), invece, “il problema principale è quello della sicurezza. Per gli spostamenti casa-lavoro non sono riuscita a trovare percorsi adatti: mi è sempre capitato di ritrovarmi a pedalare lungo la strada cantonale, dove l’eccessivo traffico è decisamente un problema. Mancano piste ciclabili!”, lamenta una partecipante. Il servizio di car-sharing, infine, è “eccessivamente rigido, perché impone di consegnare il veicolo nello stesso punto in cui lo si è preso e di indicare a priori l’ora di inizio e di fine utilizzo. Inoltre, il costo del servizio è molto elevato”.

Sulla base degli elementi raccolti, il progetto e-mobiliTI ha identificato un insieme di configurazioni plausibili per la dotazione futura di mezzi di trasporto di una famiglia-tipo, individuando le misure da mettere in atto per garantirne l’attuazione concreta (scenari). Gli scenari così generati suggeriscono misure realistiche con cui supportare il fenomeno della “sostituzione” delle auto convenzionali (transizione a veicoli ibridi plug-in e a veicoli elettrici in combinazione con veicoli convenzionali) e quello della “trasformazione” della mobilità (transizione verso veicoli elettrici in combinazione con il trasporto pubblico e la mobilità dolce).

Gli scenari elaborati sono alternativi l’uno all’altro: occorre dunque ora una discussione a livello politico per decidere quale di essi supportare e come orientare gli investimenti e le scelte future delle istituzioni e dei singoli cittadini secondo una logica coerente ed integrata.

I ricercatori del team di progetto SUPSI sono soddisfatti dell’esperienza acquisita con l’approccio innovativo di ricerca del “laboratorio vivente” e intendono avviare presto nuovi progetti di questo tipo.

La sperimentazione e-mobiliTI si è avvalsa del supporto di numerosi partner.