Vite al Limite, Angie J pesava 300 chili: è dimagrita ma è finita male

Vite al Limite è uno dei programmi più amati del piccolo schermo. I protagonisti hanno fatto appassionare milioni di telespettatori con le loro storie ed i loro percorsi. Tra i più amati c’è stata di certo Angie J, che ha avuto tante difficoltà da affrontare.

Ecco come sta ora.

Vite al Limite, che fine ha fatto Angie J, ecco come sta ora

Vite al Limite è uno dei programmi più seguiti ed amati di Real Time. Il programma racconta del tortuoso e difficile percorso di dimagrimento dei protagonisti. Tra di loro, nelle ultime edizioni c’è stata anche Angie J che ha vissuto dei momenti drammatici. La donna era arrivata a pesare quasi 300 chili quando arriva in clinica.

Le sue condizioni di salute, ormai precarie, diventavano via via più delicate incidendo negativamente sulla sua vita. Angela Marie Dunham-Johns, aveva 39 quando decide di rivolgersi al  Dottor Nowzaradan per cercare di riprendere in mano la sua vita. Nel suo passato, orribili vicende l’hanno segnata, era infatti tossicodipendente a causa di spietati abusi sessuali a cui era stata obbligata da bambina.

Suo marito Justin decise di lasciarla mentre era in clinica per perdere peso. Esasperato dalle sue dipendenze ha poi dichiarato di averlo fatto per indurla a farle comprendere che aveva dei seri problemi con il cibo.

In clinica, Angie riesce a perdere solo 22 chili, e la cosa la destabilizza tantissimo. Ma dall’ America arrivano buone notizie, sembra che abbia perso a sufficienza per accedere all’intervento gastrico e che abbia trovato un nuovo amore.

Dottor Nowzaradan: “capisco che alcuni pazienti abbiano solo bisogno di tanto amore”

“La sfida con se stessi è quotidiana e continua, il problema è che certi pazienti riescono addirittura ad essere auto-distruttivi”- poi ha aggiunto: “Il mio lavoro non è riuscire a farli dimagrire ma piuttosto riuscire a convincerli che ne valga la pena”- ha detto il Dottor Nowzaradan a People.

“Io li aiuto soltanto a convincersi che sia la loro mentalità a dover cambiare per prima cosa. Motivandoli, li aiuto a raggiungere i loro obiettivi. A volte capisco che alcuni pazienti abbiano solo bisogno di tanto amore, ma io devo anche spronarli a fare meglio perciò spesso a loro dimostro di essere un po’ più duro e cattivo di quanto invece vorrei essere”.