Carlo Conti, il dramma mai confessato prima”: “Ho dovuto salvarlo”

Per la prima volta il popolare conduttore televisivo ha confessato il “dramma” che stava per travolgerlo: “Ho dovuto salvarlo: voleva tifare per la Roma”

Il calcio, si sa, è lo sport nazionale italiano, niente altro riesce allo stesso modo del pallone a catalizzare e smuovere le passioni degli italiani come, tra l’altro, certificano gli ascolti televisivi stellari per i match della trionfale cavalcata degli Azzurri guidati in panchina dal Ct Roberto Mancini a Euro 2020. Del resto, tutti i calciofili sono concordi nel ritenere che il vero tifoso può cambiare moglie, credo politico ma mai la squadra per cui tifa.

E’, dunque, quella per il calcio, più di una passione, è una sorta di religione laica, anzi, per lo scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini, grande appassionato di calcio (“Mai nella mia vita sono stato così felice come quando da ragazzino trascorrevo interi pomeriggi giocando a pallone”) a cui dedicò rivoluzionarie riflessioni visto che considerava i suoi più idolatrati interpreti dei “poeti”, “è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo“. Pertanto, non meraviglia il fatto che dal “virus” del tifo calcistico non siano immuni nemmeno i vip e i protagonisti del mondo dello spettacolo:  lo dimostra anche il “dramma” sfiorato dal conduttore televisivo Carlo Conti.

Carlo Conti, il dramma mai confessato prima”: “Ho dovuto salvare mio figlio: voleva tifare per la Roma”

Il conduttore di “Tale e Quale Show”, sabato scorso, è stato protagonista di “Domenica Con“, su Rai Storia, in cui l’ospite di turno ogni settimana decide il tema della programmazione del canale tematico della Rai. Carlo Conti, quindi, ha scelto come tema la sua città d’origine, Firenze, dove è ritornato dopo aver vissuto per tanti anni a Roma, proprio perché la conosce molto bene anche se ha attribuito tutti i meriti della relativa realizzazione a Rai Storia e alle Teche Rai.

Ebbene, a proposito della sua amata Firenze, Carlo Conti ha raccontato tra il serio e il faceto anche il “dramma” che ha dovuto affrontare: “Un giorno sono andato a prendere all’asilo Matteo e mi ha detto se poteva tifare per la Roma. Ho capito che dovevo salvarlo“. Insomma, il tifo calcistico non risparmia nessuno contagiando trasversalmente ricchi e poveri, colti e incolti, adulti e bambini, padri e figli.