Adoro la serie Suits e mi piacciono sia il navigato avvocato e socio senior Harvey Specter e sia il giovane associato Mike Ross, i due principali personaggi.

Nella seconda stagione, ad un certo punto, Mike — che di fatto avvocato non è perché non si è mai laureato — vuole a tutti i costi fare la cosa giusta e portare avanti una causa legale facendo leva su ideali e principi fino a quel momento assenti. Questa sua insistenza tuttavia mette a repentaglio la sua carriera, quella del mentore Harvey e anche il futuro dello studio per il quale lavora. Harvey, che in fondo la sa molto lunga su molte cose nonostante un atteggiamento sfrontato e arrogante, cerca di difenderlo da dietro le quinte. Ma il giovane, preso solo da se stesso e dai suoi guai personali, finisce col dimenticarsi in quale contesto si trova e fa perdere la pazienza a tutti, compreso Harvey. “Datti una cazzo di regolata!” gli apostrofa Harvey dopo l’ultima sparata del ragazzino, facendogli — finalmente — capire che per ogni cosa esiste un limite. La puntata finisce bene e tutti tirano il fiato… D’altronde è un telefilm e non potrebbe essere altrimenti.

Certamente non è uno dei passaggi più artistici e memorabili della storia della televisione, ma mi piace pensare che un “cazziatone”, sebbene ipotetico e lanciato da un perfetto nessuno, possa ispirare a darsi una, appunto, cazzo di regolata!

Siamo andati, in generale, veramente oltre. Ogni giorno leggo di lamentele infondate e attacchi ingiustificati sia da questa parte del confine e sia dall’altra parte. Individui che si insultano ignobilmente basandosi solo su i “sentito dire” e su preconcetti che nascono, penso io, spesso dall’ignoranza sui fatti e un pizzico di umana malafede.
È chiaro: ci sono dei problemi evidenti. Ce ne sono in Italia come ce ne sono in Svizzera, in particolare in Ticino. Sono, per certi versi simili: il precariato, la mancata o assente ripresa economica, la pressione sui salari, il costo della vita, la mancanza di prospettive, datori di lavoro che fanno i propri interessi nel breve termine sfruttando tutto e tutti, dipendenti “fancazzisti” e nonostante questo premiati oppure sottopagati e dunque salvi dal licenziamento, uno Stato per alcune cose assente e per altre troppo invadente, l’accresciuta insicurezza e via così.

Ho come la sensazione che però sia più facile dire che i problemi dell’altro siano meno drammatici dei nostri, per cui il nostro disagio ci giustifica a trattare male chi ci circonda. Non solo: invece di reagire e cercare di risolverli — per quanto possibile — è più facile addossarne la colpa agli altri.
Ed è ormai una costante quotidiana: gruppi su Facebook, blog di insulti, servizi giornalistici faziosi che si aggiungono al chiacchiericcio e all’offesa da bar. Capisco che quando le cose non vanno si è demoralizzati e scoraggiati. Ma prendersela sempre e comunque con l’altro non è che aiuti a risolvere i problemi. E anche farsi ringalluzzire dai politici o dai media, che in tutto questo caos ci sguazzano, è un po’ da ingenui. No?

E come se tutto questo non bastasse, ho anche il presentimento che anche la qualità della nostra vita ne stia risentendo: c’è meno impegno, meno dedizione, meno attenzione e costanza. Insomma: il malessere di pochi influisce sul rendimento di molti, peggiorando la vita a tutti! Questo perché i limiti sono stati superati da un bel po’.

Dunque: è meglio darsi una cazzo di regolata!