Il 2015 lo vogliamo inaugurare raccontando la storia di Davide Ballestra. Ticinese, anzi luganese, che per opportunità e la voglia di scoprire si è rimesso in gioco non una, ma diverse volte e ha trovato casa in diversi Paesi. È un giovane dinamico, energico e incuriosito da un mondo che è tutto da scoprire. Lo conosco dai tempi del liceo (e — se la mente non mi inganna — insieme abbiamo condiviso una breve parentesi recitativa anche al LiLu1…) e l’ultima volta che ci siamo incontrati di persona era ad un evento di Swiss Marketing a Paradiso qualche anno fa: anche in quell’occasione già traspariva la sua trepidante voglia di fare impresa nel mondo. Un rischio e anche una grande sfida, ma che lo ha portato lontano e arricchito professionalmente.
Davide si definisce un “pubblicitario geek”, che oggi vive a São Paulo e che presto tornerà in Svizzera. Ha studiato sociologia a Friborgo, ha lavorato in Svizzera, Italia, Madagascar, Inghilterra, Francia e, ora, in Brasile. È uno che ama “studiare nuove lingue, vivere il mondo e conoscere nuove persone”.

Davide, quali sono i motivi che ti hanno spinto ad andare in Brasile?
Sicuramente la ricerca di nuovi challenge per la mia carriera. E non posso dire di non averli trovati. Ho pensato a mille idee, discusso con centinaia di persone, lavorato su decine di progetti e solo pochi si sono realmente concretizzati in startup. Ho imparato che il successo non è raggiungere l’obbiettivo ma è il cammino per arrivarci. Anche perché la maggior parte delle volte il percorso cambia nel bel mezzo e l’obbiettivo pure.
Ma non è solo stata una scelta professionale. Ho anche voluto continuare il mio cammino interiore. Capire i miei limiti. Come sarebbe stato arrivare in una megalopoli come São Paulo, senza conoscere nessuno? Conoscere nuove persone, scoprire un altro mondo
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Cosa ha significato per te lasciare la Svizzera? Quali le difficoltà?
Sarà forse ovvio, ma vivere lontano da casa mi ha permesso di crescere come persona e come professionista. Professionalmente ho toccato con mano, soprattutto in Brasile, le difficoltà di fare affari in una realtà competitiva, molto più che in Svizzera o in Europa. Personalmente ho vissuto momenti unici e indimenticabili con persone che amo.
Prima ancora di partire per il Brasile, la prima grande difficoltà è stata trovare qualcosa da fare. Era il 2010, vivevo e lavoravo a Parigi. L’idea era d’intraprendere un’attività in proprio. Da solo e senza conoscere il mercato mi sarei fatto mangiare. Così ho cercato dei partner d’avventura — mal comune mezzo gaudio, giusto? — e sono atterrato su due startup europee (Napoleon Social Media e Warp.ly Mobile Marketing) interessate ad aprire le operazioni in Brasile. Ho poi trovato un partner locale per avere una base d’appoggio, l’agenzia B-Young Social Media.
A fine 2011 ho lasciato Parigi. Ho passato alcuni mesi a studiare il portoghese e ho iniziato a cercare i primi clienti. Il mercato brasiliano è grande e mancano molte cose. I miei prodotti erano per agenzie pubblicitarie specializzare in social media e mobile marketing, forse un poco troppo di nicchia. Dopo aver firmato i primi contratti e visto che non ce n’erano molti altri in vista, ho iniziato a lavorare sul progetto di Social Brand di Ricardo Kaká, cliente dell’agenzia B-Young. Il passo successivo è stato far crescere l’agenzia di cui nel frattempo sono diventato socio
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Cosa ti manca di più?
Quello che manca di più sono le persone. È vero che i social network avvicinano, che non è più come l’emigrazione degli anni 20, quando si partiva per l’argentina e non si tornava più. Ma comunque essere a 12 ore di volo non è proprio essere vicini a casa. Ho deciso di tornare in Svizzera anche per questo motivo. Sarò un po’ più vicino a casa. A mia sorella che avrà il secondo figlio. A mia madre e mio padre che iniziano ad avere i loro anni. Ai miei antichi amici che mi hanno seguito e visitato finché hanno potuto.

Da “lontano”, com’è la tua percezione del Ticino? Cosa “salvi”, cosa no?
Prima a Parigi e poi a São Paulo sono sempre tornato a casa almeno una volta all’anno, se non di più. Ho potuto seguire le evoluzioni, i cambiamenti, le novità. Ho visto arrivare questa crisi ticinese, che non mi sembra poi così tanto grave. Ho letto su blog e giornali dei problemi, che mi piacerebbe avere (per non averne altri). In generale mi sembra che in Ticino si stia bene. Sono d’accordo che si potrebbe stare meglio. Ma ogni tanto penso che ci siano proprio dei problemi da ricchi che potrebbero essere risolti in altri modi dando la giusta attenzione alle priorità.
Con la crisi delle banche il Ticino ha bisogno di trovare altre nicchie. Avere una visione, prendendo decisioni importanti significa prepare il Cantone al futuro. Uso un esempio, il LAC. Per il Ticino è un centro culturale immenso. Ma per le realtà che ho conosciuto è piccolo. Proprio per questo e per il contesto geografico nel quale è inserito è un’opportunità eccezionale per affermare una presenza internazionale che si sta allontanando dalla Svizzera italiana. Ma spesso leggo critiche poco costruttive. Ecco penso che proprio questo lo butterei giù dalla torre. La paura di sbagliare, l’inflessibilità nel cambiare. Queste critiche che non servono a crescere, ma solo a restare piccoli. Ogni tanto leggendole mi dico che il Ticino potrebbe fare così tanto di più se solo avesse voluto darsene i mezzi, scegliendo percorsi un po’ più ambiziosi. Comunque piccolo non significa di poco valore. Al contrario è quello che fa la differenza e dovremmo valorizzarlo di più
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Ti capita di raccontare qualcosa ai tuoi nuovi contatti brasiliani del Ticino? Che percezione hanno di noi?
Tutto dipende a chi lo racconti. Il Brasile è un paese stratificato socialmente. Ci sono gli straricchi e i poveri. Io sono in contatto con la classe media. Quella che ha conosciuto il vero consumismo grazie allo sviluppo economico. A loro il Ticino che racconto piace. Cerco di farlo al meglio. Limitandomi a mostrare fatti e storie belle. E ci si fa una risata. Per esempio ogni tanto mi capita di raccontare a qualche amico dei problemi di traffico a Lugano o ad Agno. O di quella storia del bellinzonese che non vuole lavorare a Chiasso perché è lontano. Raccontare queste storie a chi conosce le strade che si allagano e che blocca la città. Raccontare queste storie a chi ci mette tra le due e tre ore (solo andata) per arrivare sul posto di lavoro o all’università. Raccontare queste storia mi fa un po’ strano, ma poi ci ridiamo su e si continua come se nulla fosse, ma un po’ più felici. Il Ticino è bello anche per questo.

Davide e la tecnologia. Cosa rappresenta per te? Come la usi?
Da bravo geek seguo i blog di tecnologia della Silicon Valley tutti i giorni. Il mio online shop preferito è Kickstarter. Quando arrivo a casa e trovo un nuovo pacco ad aspettarmi sono più felice di un bambino il giorno di Natale. Da bravo early adopter, uso app per tutto quello che posso. Al lavoro come in casa, mi piace pensare che ho semplificato parecchie cose nel mio quotidiano. Ma sono cosciente che non proprio tutto è indispensabile. Vabbè, ma è divertente!

Per chiudere, ti va di raccontarci un breve aneddoto della tua vita lontano dal Ticino?
Ce ne sono parecchi che vorrei raccontare. La cosa migliore è seguirmi su Instagram, Linkedin o YO (ballestra) per conoscere gli aneddoti passati e futuri.

Immagine: selfie “from the floor” di Davide nel nuovo terminal dell’aeroporto di Brasilia